Tradire o rimanere fedeli?

Tradire o rimanere fedeli?
Iniziamo con il dare una definizione precisa dei due termini: il tradimento è sostanzialmente
il venir meno alla parola o alla fede data mentre fedeltà è il suo opposto cioè fermezza,
giuramento,lealtà.
Se questi due termini li consideriamo in relazione ad un credo religioso piuttosto che verso un
atteggiamento patriottico non abbiamo grosse difficoltà nel giudicare se una persona si è comportata
correttamente oppure è venuta meno ad una linea di comportamento ma, quando ci affacciamo al
mondo dell’affettività ecco che tutte le certezze si dissolvono come la nebbia al sole.
Perché nel campo dei sentimenti le condotte non sono mai assolute e il tema del tradimento o della
fedeltà scatena sovente un interessante argomento di discussione?
Questa volta è toccato ad un gruppo ristretto del G.F che in modo animato si è lanciato in
questo tema che nella sua complessità ha un’infinità di risvolti. Da Lalla, che sembra si sia
sintonizzata molto bene nonostante il suo recente arrivo, Eleonora che in questo caso è stata più
ascoltatrice che parte attiva, e Alessandro, è emerso che molto temuto per loro in un rapporto di
coppia è appunto il tradimento. Argomento un po’ scontato e poco interessante si dirà, visto che in
una relazione quest’aspetto è temuto dalla maggior parte delle persone.
Parlando di sé Alessandro descriveva la sua linea di corteggiamento e mi ha colpito molto
ascoltarlo:”Io di chi mi interessa vengo a sapere tutto, guardo e osservo e non mi sfugge nulla” e se
vengo a conoscenza di un tradimento nelle relazioni passate della persona che mi interessa allora
prendo le distanze “…tronco subito perché se è avvenuto una volta si può ripetere”. Questo discorso
ha trovato ampia condivisione nel gruppo.
Il voler conoscere tutto della persona che ci intriga è molto comune, vogliamo sapere tutto di lei per
sentirci più vicini per recuperare tutto quel tempo che abbiamo”perso” prima di conoscerla. Ci piace
scoprire che mondo è racchiuso dentro di lei, cercare sintonie comuni, creare, partecipando alle sue
gioie e dolori, una migliore sintonia, intesa, complicità. Ma, forse inconsciamente voler trasformare
l’altro in un “libro aperto” ci serve per poter meglio difenderci verso quegli imprevisti che sovente
si annidano dietro l’angolo nelle relazioni sentimentali.
Perché siamo in questo campo sempre troppo esposti e impreparati al dolore, troppo
vulnerabili alle frustrazioni che potrebbero derivare da ferite narcisistiche dirette alla nostra
persona. E’ difficile tollerare che vengano traditi i nostri affetti più intimi quando sono manifestati
in modo spontaneo e genuino. Ecco che, allora ci barrichiamo dietro una cortina di
controspionaggio. Sapere tutto a qualsiasi costo, ma non per il piacere di quel desiderio quasi
morboso di fusione con l’altro, bensì, per innalzare al primo sentore di pericolo, delle barriere
difensive che ci proteggano dalla sofferenza. Purtroppo però non esiste un metodo che ci tuteli dal
dolore in nessun campo tanto meno in quel mondo meraviglioso che è l’amore. Il dolore è un
aspetto del nostro vivere che dobbiamo tenere in conto, e nessuno ci può evitare di non farne la sua
conoscenza.
Ma da questo sentimento così scomodo e faticoso da tollerare possiamo ricavarne molti
insegnamenti. Se consideriamo il tradimento la fine del nostro amore è come per similitudine se ci
trovassimo a dover elaborare un lutto. Questo termine però non è da considerarsi come
l’attribuzione al senso comune della morte, bensì in termini psicanalitici, a una dimensione
estremamente vitale, quella di abbandonare un vecchio terreno per trovare gli adattamenti che ci
aiutano ad elaborare i continui passaggi e cambiamenti del vivere.
La capacità di elaborare i passaggi, di accettare il distacco da qualcosa che cambia, per trovare un
nuovo adattamento alla realtà che muta, è quindi un patrimonio essenziale al processo della vita.
Non ci può essere una vera vita mentale senza questa capacità fondamentale di accettare che
qualcosa finisca, perchè qualcosa possa nascere. Dice Racamier:”Ogni lutto è una ferita. Le ferite, si
sa, si richiudono. Ma ad una condizione: che si siano prima aperte. Nulla termina nella psiche, che
non sia incominciato”.
Avere paura dei nostri sentimenti non ci porta a nulla. Guardiamoli nella loro complessità
cercando di non farci intimorire dalla loro portata. Sapere che ci sarà anche la fine di quel momento
(e la sua inevitabile trasformazione in qualcos’altro) dispiace quando viviamo una situazione
piacevole ma, è di grandissimo aiuto quando viviamo una situazione difficile e ci aiuta sicuramente
ad attraversarla.